Gay & Bisex
Nero
03.08.2026 |
1.543 |
5
"Mi fece alzare e riversò parte del contenuto della sua bocca nella mia: limonammo con foga per qualche istante..."
«Ti capita mai di fare sogni ricorrenti?», chiesi alla mia collega Elsa.«Oh sì, il problema è farli avverare! E tu cosa sogni?»
Di farmi scopare senza riserve da un cazzone nero, avrei voluto risponderle; invece mi limitai a concordare con le sue parole omettendo l’altra risposta.
Ecco che il solo pensare a quel desiderio inconfessabile fece reagire ‘il mio amico laggiù’ nel solito modo. Mi congedai da Elsa e corsi in bagno a soddisfarlo: la masturbazione era l’unico modo per sfogare quell'eccitazione residua.
«Che leggi di bello, Elsa?», chiese Carlo qualche giorno dopo durante la pausa.
«La risposta alle domande di poco tempo fa: quest’articolo dice che, se ci sono sogni ricorrenti che ci tormentano, l'unico modo per liberarsene è trasformarli in realtà».
«Mmm… Allora se sogno continuamente di diventare ricco, l’unico modo per liberarmi dall’ossessione è svaligiare una banca!», ironizzò Carlo. «Chi mi aiuta a realizzare il mio sogno?»
Ridemmo tutti di gusto mentre Elsa cercava di trovare un principio di realtà in quanto ci stava leggendo.
Però, forse, il concetto non era del tutto sbagliato.
Mi ci voleva solo un po’ di coraggio, il che si traduceva nell’incrinare l’immagine del marito perfetto che mi ero cucito addosso: a casa in orario per cena, portare i figli alla catechesi e agli allenamenti, pranzo domenicale in famiglia…
…E la visita giornaliera ai siti porno gay. Oh no! Questo esulava dal decalogo del buon marito!
Eppure l'idea di avere un bel pezzo di liquirizia tutto per me non mi abbandonava.
«Aldo, ti vogliono al reparto maschile, c’è bisogno del tuo aiuto», ordinò il capo. Così, armato di tablet, scesi a dar corso alla richiesta.
Trasecolai.
Mi venne incontro un uomo di colore: capelli corvini, cortissimi e crespi incorniciavano un viso dalla mascella squadrata, in cui erano incastonati due occhi scuri molto espressivi e labbra carnose color rubino. La pelle color cioccolato rivestiva un fisico tonico ma non esageratamente massiccio, disegnato egregiamente dal completo elegante.
«Qual è il problema?», chiesi ipnotizzato da quella vista divina.
«È caduta la connessione, credo», rispose piegandosi leggermente in avanti per mostrarmi lo schermo, esponendo le semisfere perfette disegnate da un pantalone fin troppo attillato, «e non riusciamo più ad accedere al gestionale del magazzino».
Mi avvicinai da dietro: il mio uccello, che iniziava ad indurirsi, sfiorò involontariamente quelle meraviglie.
Si voltò. Nel suo sguardo apparve un misto di incredulità e sorpresa.
Dissimulai scusandomi e mettendomi subito all’opera, risolvendo la mancata comunicazione tra i server in poco tempo.
«È ora della mia pausa pranzo», disse guardando l’orologio.
«Anche della mia», risposi accettando l’invito implicito.
Ci ritrovammo nella zona self-service del suo reparto e ci accomodammo in un punto tranquillo della sala, dove chiacchierammo consumando il pasto.
Nello spostare la sedia per sedermi, la sua mano sfiorò il mio fondoschiena.
«Ti restituisco il favore», ammiccò sorridendo.
Issa, questo il suo nome, mi raccontò brevemente di sé: sposato con figli, si ritrovava più o meno a vivere nel mio stesso cliché. E io, come un idiota, pensai bene di tirare fuori la storia dei sogni che tanta ilarità aveva suscitato in ufficio.
«I sogni sono importanti», mi ammonì lui.
«Certo, ma non tutti si avverano», ribattei, «o comunque non è così semplice…».
«A che ora devi riprendere?» sembrò non dare importanza alla mia risposta
«Tra un’oretta circa».
«Seguimi».
Incuriosito e perplesso, accondiscesi. Mi condusse nei magazzini: attorno a noi solo silenzio e penombra.
«Siamo qui perché…»
«Perché…», ripeté lui, iniziando a sistemarmi il bavero della giacca, «forse uno dei nostri desideri si può avverare».
Trasalii incredulo. «Io… Nostri…», sbuffai iniziando a sudare e continuando a non capire.
«Sì, siamo qui per provare a realizzare un desiderio…», strizzò l'occhio, «… o forse due. Io so cosa vuoi e tu immagini cosa voglio io», mi sussurrò avvicinando pericolosamente le labbra alle mie.
Mi protesi fino a sfiorarle, finché non ci scappò un bacio a stampo. Mi ritrassi spaventato: una crepa si stava pericolosamente allargando nel mio mondo perfetto.
‘Che fare? Cedere al desiderio o continuare a reprimersi?’
Le sue mani mi cinsero il collo per avvicinarmi di nuovo a lui. Nelle sue parti basse percepivo le stesse identiche vibrazioni delle mie.
Cedetti. Emisi un profondo sospiro, allungai la mano e la posai sopra i suoi pantaloni, iniziando ad accarezzarlo.
«Come inizio non c’è male…», dichiarò Issa guardandomi dritto negli occhi con un'espressione intensa.
Sotto la pressione delle mie dita, il suo membro diventò duro come la pietra. Sopraffatto dalla brama di vederlo e toccarlo, gli abbassai la cerniera e lo tirai fuori.
«Di bene in meglio!», aggiunse sorridendo, mentre le mie carezze si trasformavano in una masturbazione vera e propria.
Aveva un cazzo talmente grosso che facevo fatica a contenerlo in una sola mano, ma capivo che lo stavo facendo godere dai baci che mi richiedeva e che prima ero restio a concedergli. Le mie difese andarono irrimediabilmente in frantumi: le lingue si avvilupparono insalivandosi. Le sue mani frattanto scesero a cercare la mia zip, regalando la libertà anche alla mia erezione.
Visibilmente eccitato, mi fermò: «Vieni». Tenendo saldamente il mio cazzo in tiro, mi condusse nei bagni del personale.
Entrammo in una delle cabine e mi sedetti sul water, in modo da essere alla giusta altezza per servirlo. Senza dire una parola, iniziai a leccarlo per tutta la sua lunghezza prima di prenderlo in bocca. Non riuscii che ad ingoiarlo in parte: già solo la sua cappella bastava a riempirmi la cavità orale. La mia lingua scivolava languida su quel bastone d’ebanite duro come l’acciaio. Dalla punta sgorgavano goccioline ambrate che risucchiavo avidamente per mescolarle alla mia saliva. Issa gradiva il trattamento, a giudicare dai sospiri e dagli sbuffi.
«Ora lascia divertire un po’ anche me», disse, e gli cedetti il posto.
La sua lingua ruvida passava e ripassava sulla mia canna bagnata. La sua mano delicata mi scappellò mentre i suoi occhi osservavano la pelle arrotolarsi alla base. Mi lavorò di bocca senza togliermi gli occhi di dosso un momento, accompagnando l’azione delle labbra con quella della mano.
«Fermati…», sbuffai, «È… è troppo… Così mi fai venire…»
«Spogliati», mi sussurrò allora.
Era esattamente quello che volevo, anche se una punta di ansia si fece strada: il mio culetto era ancora vergine.
«Non abbiamo tanto tempo…»
«Stai tranquillo», mi rassicurò con voce calda. «Di tempo ne abbiamo a sufficienza».
I completi eleganti volarono a terra in un istante. Mi fece piegare a novanta e scese con la lingua a leccarmi l'ano, prima di farci strofinare contro la cappella umida.
«Non vorrai!? Non sono pronto…»
«Sshhh…», lo sentii serrare le mie chiappe tra il suo uccello mentre si dondolava dolcemente, prima piano e poi sempre più veloce.
Smorzò il suo orgasmo nel mio orecchio mentre la sborra si distribuiva copiosa sulla mia schiena in getti caldi che sembravano non finire mai. Mi baciò e lambì l’incavo del collo, poi sentii la sua lingua risalire dal culo fino alla nuca per raccogliere il suo seme. Mi fece alzare e riversò parte del contenuto della sua bocca nella mia: limonammo con foga per qualche istante.
«Ora è il tuo turno». Si inginocchiò davanti al mio cazzo. Lo appiattì contro il suo petto e, tenendolo premuto, lo lasciò scorrere fino a che l’eiaculazione non lo investì, imbrattandogli il viso e il torace.
Ripetei i suoi stessi gesti per condividere il mio seme con lui.
Ci scambiammo ancora qualche bacio, ma l’ennesima occhiata all’orologio ci riportò alla realtà. Uscendo dalla cabina ci specchiammo: una veloce rinfrescata per tornare inappuntabili.
Sorrisi vedendo allo specchio una crepa a cui prima non avevo prestato attenzione: era davvero l’inizio di qualcosa?
«Sai Elsa che avevi ragione? Perseverando, a volte i sogni si realizzano …», mormorai rimettendomi al lavoro pensando che, a ben guardare, il mio sogno non si era avverato del tutto... Chissà se…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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